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View Article  Il fare

La mafiosita' dell'individuo e' legata al suo fare.

La ndrangheta, la sacra corona unita, la camorra ed altri tipi di organizzazioni criminali che in anni recenti hanno stabilito sede permanente in Italia riportano al centro la filosofia del "fare", lasciando ai margini l'azione e l'incisivita' del soggetto sull'oggetto e la relazione lavoro-uomo-oggetto. La capacita' di agire e far agire i suoi consimili mafiosi in armonia con le dottrine che gli avi di costoro hanno originato e tramandato nei secoli scorsi e' il cardine della mafiosita' ed indubbiamente l'idioma piu' comune.

Il fare mafioso non e' il risultato dell' agire del soggetto mafioso sull'oggetto. Non e' la proiezione del linguaggio, la storia e l'esperienza dell'umano essere sull'oggetto, ma una retrocessione dell' intelletto a pregressi stadi di coscienza. Il fare e' l'idioma per eccellenza che contraddistigue il mafioso nei vari ranghi e nelle infime tessiture politiche mafiose. La sua espressione e' sempre carica di mascolinita'
 
Il 'fare' e' alla base dell'economia mafiosa. Tale idioma contraddistingue 'l' uomo mafioso' dall'uomo che mai realizzera' se stesso.

Il maschio mafioso e' proliferatore quindi dotato, virile, capace, degno d'altezza e si delinea dall'uomo non-mafioso per il suo fare. Il maschio mafioso conosce gia' sempre la vita, poiche' la stessa e' inscritta nell' azione dei suoi avi e rimane immutabile e persistente. Il suo saper fare e' indiscusso ed autorevole, anche le universita' o i luoghi di eccellenza del sapere sono indiscutibilmente sottomessi al suo fare violento. Un laureato di ritorno dai suoi studi, dovra' necessariamente essere sottoposto e controllato da una serie di individui volti a giudicare il suo operato.

Se il fare mafioso e' fruttifero, quello non-mafioso non e' associato al positivo. Indispensabile la negazione del fare non-mafioso al limite della violenza sia fisica, psicologica o di natura sessuale, mai giudizioso o soggetto ad una pubblica partecipazione delle parti.

La segretezza del giudizio invoca l'oscuro pensiero, esalta la grandezza dello spirito occulto con la perdita della franchezza immiserendo cosi' l' azione divenuta cogente. Il fare mafioso e' nelle sue micro rappresentazioni coerente e non necessariamente economico. Piu' precisamente e' il fare del non-mafioso' che diviene con il tempo infruttifero; l'azione mafiosa e' coerente con un sistema di principi e valori che cambia in continuazione e quindi sempre in anticipo per colui che non sa far di meglio essendo non-mafioso. La meritocrazia e' alienata dal passato che nel tempo ha inciso i solchi per la futura ed indiscussa vita dell'essere.

La camorra impiega un'incredibile miriade di individui per mantenere il sistema della camorra coerente. Alla stessa stregua la sacra corona unita e la mafia. Anche se il fare di tali individui non e' produttivo, ossia non partecipa al prodotto interno lordo direttamente, lo diviende comunque una volta che l'azione mafiosa ha trovato spazio nel libero mercato. Come ha recentemente confermato un politico Tarantino condannato nel passato per essere appartenuto ad associazioni a delinquere, la Sacra Corona Unita esegue un controllo serrato del territorio e quindi della sua economia. 

Il fare del non-mafioso e' sempre un divertimento, perdita di tempo, spreco di soldi, inutile avventura ossia un "non fare" non utile per la societa'. Ed infatti si sente dire: "Cosa sta facendo?" La risposta "Niente", fa sicuramente intuire da che parte si pone il soggetto dell'azione. Il mafioso non sapra' mai discutere, articolare, apprezzare il fare del non-mafioso. Contrariamente il danneggiamento economico causato al non-mafioso e' alla base dell'azione mafiosa cosi' esaltata, esageratamente positiva, utile e apparentemente sociale. Per il mafioso, la negazione della volonta' altrui e' indispensabile alla realizzazione della propria espressione, alla stessa stregua il pedofilo mafioso giustifica l'abuso come una esigenza corporea ammutolendo razionalita' e volonta' d'essere, dietro l'essere animale dato per natura.

Il mafioso 'porta pane'; il non mafioso porta solo 'la fame' e 'lavoro' ma non i soldi e come per divin castigo dovra' solo aspettare, poiche' solo la speranza e' poi dura a morire. Indispensabile quindi l'azione di prosciugamento economico ai danni del non-mafioso nei ranghi familiari. Questo accade sin dai primi anni di eta' dell'individuo, la sua mancata educazione mafiosa viene soppiantata dalla educazione alla segregazione ed alla ghettizzazione morale, politica ed economica. Negli anni avvenire sara' 'legato' da individui a lui sconosciuti che lo ostacoleranno con inganni, trappole e privazioni affinche' il nucleo originario che fece giustizia e lo giudico' nel passato abbia consistenza con il presente. L'immutabilita' di giudizio e' il tipico sintomo della mancata elasticita' mentale dei mafiosi.     

L'individuo non-mafioso viene pertanto privato della sua privacy, dignita', indipendenza economica per far si che questi non possa stabilire contatto con altri individui e stabilire un proprio nucleo indipendente da quello di origine familiare. Il plagio dell'individuo e' una condizione necessaria per alimentare l'economia mafiosa, mentre la schedatura nelle liste delle 'pecore' viene affidata a vari agenti che ricoprono ruoli cosidetti 'insospettabili' nella societa', da questo il vecchio detto mafioso "ti devi inginocchiare a quell'uomo". Il plagio dell'individuo puo' avvenire sia per il mafioso che per il non-mafioso. Le sovrastrutture statali sono al corrente del plagio dei vari individui ma si celano dietro i finti paraventi della mancata possibilita' di essere obiettivi nel giudicare il plagio. Evidenti sono i vari tentativi delle sovrastrutture di coprire il plagio insito nel fare mafioso: solo la razionalita' delle sovrastrutture giustifica l'onore del segreto quando questo distrugge se stessi a discapito del micro livello societale.

La sacra corona unita essendo un'organizzazzione capillare ed orizzontale utilizza ruoli della funzione pubblica dello stato per potersi infiltrare in maniera non sospettosa. Il vecchio detto mafioso "siamo proprio tanti e non potranno mai portare tutti noi in prigione" e' il primo passo verso la tanto amata rivoluzione che il mafioso sogna ad occhi aperti; i rappresentanti dello stato possono comunque essere dismessi ed essere arrestati in massa, cosa molto comune nelle aree ad alta densita' criminale.

Il non-mafioso sara' per tutta la sua vita ostacolato e danneggiato e nel suo fare dovra' aspettare per il mafioso per provvedere l'adeguata copertura al suo malaffare. Come "erba di tutto un fascio" la giustizia nega differenze, la misera attesa ed il danneggiamento morale sara' poi ripagato ad un prezzo sociale altissimo per poter reisenrire e riformare il mafioso nella societa'. L'apparente mistura di giudizio, immutabile nel tempo, prevede sin dall'inizio l'induzione del non-mafioso in errori e trappole per poi poter avvantaggiare il mafioso con misere briciole di falsi favoritismi evidenziati a beneficio del non-mafioso. Una promessa fatta al non-mafioso e' conseguentemente un favore nascosto a vantaggio dell'evasione del mafioso. Chiedendo al mafioso le ragioni per le sue fortune economiche, lo stesso non sapra' rispondere perche' e' in grado di riconoscere il fatto che queste violano tutto il sapere moderno dell'economia.

Il mafioso sara' solo in grado di delineare la ragione delle sue fortune grazie alla tessitura dei vari accordi che a ragion sua sono legali. La criminalita' organizzata di stampo mafioso prospera con la famiglia ed impone il matrimonio ed il sesso per proliferare negli ambienti familiari o prossimi e sempre conosciuti poiche' dovra necessariamente ricattare l'individuo a partire dalla sua nascita.
 
Il mafioso cosi' non dirige l'azione verso l'oggetto ma verso un'immagine dell'oggetto proiettata in uno spazio adiacente o parallelo a quello attuale; il soggetto mafioso cosi' facendo sfugge il piano d'azione reale ed il tempo impiegato ad eseguirla poiche' se il mafioso non aspetta, contrariamente il non-mafioso lo serve proteggendo a sua insaputa la sua grandezza elevandolo cosi' ulteriormente. Le due identita' agenti non hanno possibilita' di intersecarsi e confrontarsi poiche' nella dialettica mafiosa moderna un'azione si neutralizza sempre con un'opposto, ben conosciuto nei ranghi mafiosi. Tuttavia la relazione tra l'opposto e l'agente mafioso rimane segreta per sfuggire alla legge, alla coscienza collettiva alla scienza del sociale.

La coscienza mafiosa e', per cosi' dire, binaria ed ambivalente, poco riflessiva. Il suo linguaggio e' primordiale, poco affidabile, sempre precario per cui il simbolismo ne divora l'esistenza.

Al non-mafioso, schedato dagli agenti del potere mafioso, corrisponde sempre un'opposto, colui che e' normalizzato dal sistema delle mafie. Il mafioso esplora i limiti del suo opponente per far si che il sistema sia sempre coerente tra i ranghi mafiosi e non reali. Infatti il riciclaggio del denaro non teme concorrenza poiche' dovra' necessariamente essere una copertura che poco produce ma molto spende per poter neutralizzare e rendere inefficace un'azione pulita. L'azione pulita che non e' dedita alla mafiosita' si rivolge ad un pubblico reale e vivo: il fare del mafioso e' il fare del non fare niente, della neutralizzazione, l'osservazione costante con occhio distaccato, non pratico. Il mafioso e per lui gli agenti di mixaggio controllano sempre il fare del non-mafioso tramite una rete di conoscenti e praticanti poiche' paranoici di essere scoperti nella loro totale futilita'. La consistenza del sistema del 'fare mafioso' e'fragile ed e' perennemente rivisitata dagli stessi adepti come nel caso della camorra.

Gli ambienti ad alta disoccupazione e bassa istruzione sono mantenuti tali dagli stati mafiosi affinche' la mafia possa riempire con il suo 'fare' tutti i vuoti lasciati dai non-mafiosi e dai non-collaboratori. Un padre o una madre snaturata dediti all'azione mafiosa sono obbligati da un qualsiasi patto con la criminalita' organizzata a porre grandi difficolta ai loro figli non-mafiosi poiche' questi non sono protetti dallo stato. Il fare del figlio non-mafioso richiama cosi' edipo esaltando la figura mascolina del padre. 

L'azione dell'agente neutralizzatore mafioso in tutti i casi non perde mai negli occhi dei mafiosi poiche' e' di per se una copia dell'azione reale, ripulita e riciclata e quindi intenta a dislocare l'efficacia e la tracciabilita' dell'azione originale pulita,  dal piano reale e rilocarla in un discorso mafioso in cui linguaggio, costumi sono sconosciuti all' individuo non-mafioso ma riconoscibili dopo una attenta analisi. Il fare mafioso e' irrazionale, anti-economico, assurdo al limite della follia, il pensiero che ne dirige l'azione e' profondamente perverso. 

Un'azione mafiosa puo' solo delinearsi come un rifiuto dell' azione reale dedita al lavoro, al progresso alla ricchezza ed alla pacifica unione e convivenza. L'insinuarsi del fare mafioso nelle varie pieghe del vivere umano ne determina una degradazione a stadi pregressi ma mai una maturazione e completezza come diritto universale dell'essere: uno stato che ha i suoi rappresentanti mafiosi non fara' mai corrispondere ad una perdita della mafia una vittoria e liberazione del cittadino non-mafioso. Uno stato con rappresentanti mafiosi ai suoi vertici non premiera' esplicitamente coloro che combattono la mafia, non dichiarera' mai i premi che i non-mafiosi riceveranno con la lotta alla criminalita' organizzata.

 

 

 

View Article  L' altezza

Tra gli idiomi utilizzati dalla mafia vi e’ l’altezza’. Per un mafioso un individuo non e’ alto quando non e’ mafioso o non lo vuole diventare.

L’altezza, utile attributo per apparire. Resta molto complicato comunque dover spiegare l’altezza mentale, e forse dovremmo utilizzare una scala metrica. Basterebbe invertirla per poter poi parlare di regressione dell’intelligenza e di un vedere sempre piu’ illuminato. La trasparenza allora, potrebbe non avere altezza, le ombre sono chiaramente visibili e per cui discutendone possiamo valutare. La valutazione dell’altezza intesa come liberazione dall’ambiguita degli oggetti fisici e mentali, e’ stata dibattuta nel tempo. Come potrebbe un bambino afferrare la costante scivolosa ambiguita’ degli oggetti se non con la metafora? Allora, il parlare mafioso e’ sicuramente primordiale: la metafora ingabbia, il simbolo inganna. Non trasliamo liberamente un concetto con metafore, poiche’ gli oggetti scivolano dalla nostra attenzione. L’essere umano mostra un livello di attenzione e di uno solo potrebbe parlarne. Immaginiamo cosa significhi veramente dire: "rifletto sul fatto che rifletto" senza pronunciar parola. Mentre sembra piu’ umanamente possibile notare l’oggetto mentre se ne riflette l’uso e le circostanze che ne hanno determinato l’esistenza. Allora si potrebbe parlare di una mafiosita’ storicamente nulla. L’ideologia non avendo storia ne fagocita l’esistenza: cosi’ e’ sempre stato.

L’altezza puo’ allora sfuggire tra varie mafioserie. E si sente dire davvero: non essere all’altezza. Non capire, non afferrare il giusto senso delle cose, essere fuori dal giro, essere estraneo, l’alienazione dell’ ermeneutica sempre nascente, ossia nulla. E potrebbe essere solo questo: un inganno della mente in una comunita’ che sfugge il proprio essere. L’altezza intesa come intelligenza e’ vana poiche’ multiple intelligenze evolvono in un singolo individuo, variano con il variare della percezione degli oggetti, ma l’intelligenza dovra’ necessariamente legarsi alla storia. L’altezza e’ anche primitiva, se ci si posiziona guardando verso un futuro immediato; l’altezza e’ quindi degli esseri cosi’ definiti superiori in una data comunita’. Il potere ne conosce l’uso per tale metafora e sa ben dosare le altezze relative.

L’altezza non e’ quindi universale, una cosa, per cosi’ dire scientifica, almeno per quella di cui ne possiamo parlare ora, in questo istante, senza scale metriche.

E’ indubbiamente una definizione che sfugge al nuovo arrivato, al diverso; infatti possiamo essere certamente sicuri che con il potere magico delle metafore possiamo anche non parlare della stessa altezza. La storia dell’uomo e con essa l’esperienza del vivere pervade la metafora. Allora si trattera’ di intravedere in una "pratica delle altezze" la possibile realizzazione dei nostri pensieri desiderosi di altezza piu’ che di cercarla attraverso i nostri sensi in una definizione linguistica.

La mafia impone per questo l’interpretazione delle metafore, con i suoi simbolismi, le procedure violente, l’efficacia della morte, la perversione della mente disumana che non coglie l’effetto devastante della mancata applicazione delle metafore al di fuori dell’esperienza. Il bambino impara le metafore precocemente. L’esperto maestro ne facilita l’uso nella vita, e trasparentemente integra l’esperienza puerile con la didattica facendo leva sulla metafora. La mancata capacita’ nel relazionare le metafore e’ vissuta poco gradevolmente dall’infante, e con molta caparbieta’ il maestro non vedra’ le limitazioni della didattica in questo senso. La mancata possibilita’ di traslare o applicare le stesse metafore in contesti diversi e’ vissuta dall’infante come una scoperta, per l’adulto come una limitazione della propria esperienza, per il mafioso questo avra’ un effetto traumaticamente aberrante. In realta’ le metafore sono legate al contesto che le genera.

Quest’ idioma, per cosi’ dire chiave, per l’essere mafioso, cosi’ indiscussamente ricercato tra le varie caratteristiche degli individui potenzialmente mafiosi, poco affidabile dal punto di vista linguistico poiche’ non cede ad una costante nel tempo e’ gia sempre pieno di una carica espressiva. L’altezza degli aristocratici, cosi’ reverita nel tempo, ha sempre avuto una origine oscura per il popolo che con i suoi simboli, tradizioni, consuetudini ne ha rafforzato il significato. Essere potente significa quindi anche ’essere alto’ e non necessariamente nel significato di avere una determinata statura ma nel senso di essere in grado di vedere chiaro, essere lungimirante, avere caratteristiche peculiari a coloro che in passato hanno prodotto ricchezza ma probabilmente anche nel senso di essere la chiave dei segreti inconfessabili per elevarsi in altezza.

Essendo la natura dell’uomo che ha potere su altri uomini perversa, e definitivamente anche ambivalente. Cosi’ come l’emozione, il cui significato si perde nei tempi che ne determinarono l’esistenza in essere, l’altezza dimostra l’ inefficacia nella violenza della propria espressione.

Per il mafioso, il tempo memorabile, regno delle passate illusioni, e’ solo dei tardivi o di coloro che non colgono tale essenza. L’origine dell’altezza e’ quindi inscritta tra sguardi, emozioni, illusioni, evanescenti situazioni, ambiguita’ di informali codici di vita urbana, misinterpretazioni, vanifica l’esistenza con il trionfo dell’ideologia. E’ ormai arcinota l’espressione con cui un mafioso si difende una volta vista l’impossibilita’ dell’esecuzione maestrale delle sue metafore: "mi scusi ma non capisco", "mi scusi ma non ricordo".

Il mafioso (e qui si legga camorrista, ndranghetano e l’affiliato o il simpatizzante di tutte le altre associazioni non libere che hanno scopo di lucro con l’uso coercitivo della volonta dell’individuo") profondamente indottrinato non riconosce nei rituali giornalieri i propri limiti esistenziali, discredita colui che lo aiuta a verificare l’esistenza del pensiero ideologico nel suo parlare. Per il mafioso, allora, la scuola reale dove si legge, si impara, si discute, si critica, sara’ tutta una perdita di tempo poiche’ il solo "do ut des" regna tra le parti.

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